Turismo

Turismo2019-05-08T11:25:27+00:00

Entrando nel centro storico, è possibile ammirare la Cattedrale di Santa Maria del Popolo (XIV sec), situata su un lato della piazza, accanto alla quale sorge il Palazzo Vescovile, risalente al Seicento. Nella piazza principale sorge anche la Chiesa di Sant’Agostino, con lo splendido portale decorato.

Proseguendo la visita, poco distante dal Palazzo della Comunità accanto a cui sorge la caratteristica Torre Civica, si giunge ad un altro luogo di culto, la Chiesa di Santa Cecilia, l’unica ancora esistente tra quelle che davano il nome ai quattro antichi quartieri di Cittaducale. Percorrendo le vie del borgo si incontrano diversi edifici storici, tra i quali spiccano Palazzo Maoli e Palazzo Dragonetti – De Torres, in stile barocco.

Da visitare è anche la Chiesa e Monastero di Santa Caterina d’Alessandria, edificata nel corso del XVI secolo, che comprende anche un Museo di oggetti sacri e una splendida biblioteca. Infine da non perdere il Santuario di Santa Maria delle Grazie, che sorge sotto la Cinta Muraria e alla Basilica di Santa Maria di Sesto, in stile romanico, che sorge fuori dal centro storico.
Lasciato il centro di Cittaducale, ripresa la Salaria, si giunge alle Antiche Terme di Vespasiano, sito archeologico di grande interesse che comprende un complesso termale articolato in quattro successivi terrazzamenti.

Cosa visitare

Il settecentesco Palazzo Maoli sorge ad angolo su Piazza del Popolo e presenta una serie di stanze affrescate nel corso dell’ottocento, probabilmente da artisti napoletani.

Il palazzo è collegato a Palazzo Caroselli ed ospita gli uffici del Comune di Cittaducale, oltre all’aula dove si svolgono le sedute del Consiglio Comunale. Inoltre, alcuni spazi sono utilizzati come sala conferenza e sala mostre. In quest’ultima è possibile ammirare una serie di opere dell’artista locale Enrico Di Sisto che ha realizzato numerosi quadri che spaziano dal realismo al futurismo, tanto che non esiste espressione pittorica e grafica in cui non si sia cimentato.

In Piazza del Popolo, nel cuore del quartiere di S. Croce e poco distante dalla Chiesa di Santa Cecilia, si trovano i principali monumenti di Cittaducale a cominciare dal Palazzo della Comunità che subì un importante restauro ad opera dell’architetto Jacopo Barozzi detto il Vignola.

Ma soprattutto il Palazzo della Comunità accolse nel XVI secolo la duchessa Margherita d’Austria, figlia dell’imperatore Carlo V, e durante questa breve ma luminosa parentesi nei suoi saloni vennero rappresentate commedie, si svolsero balli e feste mascherate. Il Palazzo è affiancato alla merlata Torre Civica e di fronte, congiunto con esso attraverso un arco che scavalcava l’attuale Corso, sorgeva il Palazzo del Capitano del Popolo e il Palazzo dei Priori, o Palazzo Malatesta.

Si tratta di uno splendido palazzo in stile barocco che si trova a metà del Corso superiore di Cittaducale, poco distante dalla Chiesa di Santa Cecilia e dal Palazzo della Comunità.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale la marchesa Dragonetti donò il Palazzo alla Parrocchia e ora, dopo i lavori di restauro e di adattamento, è diventato un centro di azione pastorale.

Il Monastero di Santa Caterina D’Alessandria fu costruito nel 1327, pochi anni dopo la fondazione di Cittaducale, avvenuta nel 1311, e si sviluppò solo nei secoli successivi. Si tratta di una struttura complessa che comprende la Chiesa, il coro, il museo, la biblioteca, il refettorio, le celle, l’orto, la sartoria e il forno.

Il chiostro venne edificato nel corso del XVI secolo e si presenta rettangolare, con archi poggianti su colonne rotonde con capitello semplice, sia a pian terreno che nel piano superiore. La struttura è dotata anche di un’Oasi dove il pellegrino può sostare per ritemprarsi nel corpo e nello spirito. All’interno del Monastero le monache vivono nel raccoglimento e nella meditazione seguendo la regola di San Benedetto da Norcia.

All’interno del Monastero sono ospitati anche una Biblioteca ed un Museo di oggetti sacri. Il fondo bibliotecario annovera qualche migliaio di volumi e contiene cinque preziosissime cinquecentine, inserite nel progetto di censimento Nazionale delle opere del 1500. Il suo fondo pergamenaceo si compone di 90 documenti, alcuni ancora da studiare, che abbracciano un periodo di tempo che va dal XIII al XIX secolo. Al suo interno sono custoditi, inoltre, numerosi volumi del XVII e XVIII secolo più altri testi di vario genere. Nelle sale che ospitano il museo, invece, è possibile ammirare diversi oggetti di culto quali vasi, calici, pissidi, ostensori, ma anche candelieri, quadri con immagini sacre e reliquari, mentre i paramenti liturgici sono custoditi in due mobili che si trovano all’interno dell’aula capitolare.

La Chiesa di Santa Cecilia, poco distante dal Palazzo della Comunità, è l’unica chiesa ancora esistente tra quelle che davano il nome ai quattro antichi quartieri di Cittaducale, sebbene l’attuale costruzione sia in realtà un rifacimento dell’originaria chiesa semidistrutta dal terremoto del 1703.

Dell’originaria chiesa sono ancora visibili, dietro l’altare maggiore, i pregevoli affreschi cinquecenteschi che raffigurano la Crocifissione e Santi, a destra, nella sacrestia, sono presenti i resti dell’antica navata, e all’ingresso il portale in pietra del 1471. Attualmente la chiesa ospita la Scuola di Banda Musicale del paese di Cittaducale.

La chiesa è a tre navate con un piccolo rosone romanico-gotico. L’originario impianto quattrocentesco è basato su colonne e pilastri in pietra e l’interno è in stile barocco. È chiusa per restauri.

Edificata verso la fine del quattrocento e ristrutturata a seguito del terremoto del 1703, la chiesa è caratterizzata da una facciata in stile gotico-romanico di tipo abruzzese, con un rosone centrale e tre portali. Interessanti sono il coro in noce e i finti arazzi con scene bibliche. All’interno si trova la Cappella del SS. Sacramento, a doppia cupola con pitture ispirate al Vecchio Testamento.

Nella chiesa sono presenti altari dedicati a San Magno, patrono della città, San Pietro, San Rocco Sant’Emidio, S. Antonio Abate. È presente anche una tela dedicata alla Madonna del Rosario del pittore sabino Girolamo Trotta, notevole artista tardo barocco. Nel lunotto del portale centrale è inoltre visibile un affresco che rappresenta la Madonna con il Bambino, mentre nella parte posteriore della chiesa si trova la torre campanaria e di lato il Palazzo Vescovile. Esso sorge sul lato destro della Cattedrale ed è stato costruito nel 1623 su progetto dell’architetto Pietro Berettini, incaricato dal Vescovo Quintavalle che aveva anche commissionato la costruzione della navata sinistra dell’edificio di culto. Il palazzo è caratterizzato da un grande salone vescovile, terminato nel 1632 quando Vescovo di Cittaducale era Pomponio Vetuli. Quest’ultimo volle far affrescare la sala dai pittori Ascanio e Vincenzo Manenti. Ancora oggi è possibile ammirare le pitture che ritraggono le ville e le borgate assegnate alla Diocesi e gli stemmi dei Vescovi che si sono susseguiti nel corso degli anni. All’interno della sala è possibile ammirare anche un antico camino, dove troviamo nella parte superiore lo stemma di Papa Giovanni Paolo II e quello del rione Sant’Antimo.

Il Santuario di Santa Maria delle Grazie sorge sotto le mura di Cittaducale, risale agli inizi dei XVIII secolo. La sua costruzione commemora il miracolo della lacrimazione dell’immagine della Madonna avvenuta l’11 settembre 1694.

La Chiesa presenta una graziosa facciata neoclassica divisa in due parti con la sottostante in pietra grigia, un portale modanato e la parte superiore in muratura con un grande finestrone rettangolare al centro. L’interno, a pianta rettangolare, è ad un’unica navata. L’altare maggiore, in muratura e stucchi di gesso, custodisce un piccolo affresco della Madonna con Bambino. Più in alto si trova un affresco raffigurante la Risurrezione di Gesù, mentre ai lati dell’altare sono state poste due statue rappresentanti i profeti Michea e Isaia. Due colonne sorreggono il timpano, sul vertice troneggi la croce, affiancata da due putti alati che sostengono la scritta Maria Mater Gratiarium. Nei due altari laterali troviamo in quello di destra una tela realizzata dal pittore civitese Enrico Di Sisto, proprio qui era custodita la Madonna che lacrimava, il dipinto originale è andato smarrito nell’autunno del 1982, mentre in quello di sinistra è dedicato alle Anime del Purgatorio.

Edificata tra il X e l’XI secolo in stile romanico, è la più piccola e antica delle chiese extraurbane. Il vescovo Pietro Paolo Quintavalle fece porre al centro della chiesa un pietra con l’inserzione “Basilica Sanctae Mariae de Sexto in Umbilico Italiae”, a testimonianza del fatto che sorge al Centro d’Italia.

Danneggiata nei terremoti del 1650 e del 1703, fu ricostruita in stile barocco ed ornata di stucchi. All’esterno nella parete destra vi è un pregevole portale tardo – romanico (1450). L’interno è adornato con tre altari e vi si possono ammirare due tele di Giuseppe Viscardi.

La Torre Angioina con Porta Napoli, denominata anche Cassero di San Manno, è una delle torri difensive ancora ben conservate di Cittaducale, posta in particolare a guardia dell’accesso principale della città, facilmente raggiungibile dal Palazzo della Comunità.

Infatti la cittadina conserva ancora intatto il suo carattere urbanistico del tardo medioevo, con la pianta ellittica che venne modellata ricalcando l’antico Castrum romano con le due strade perpendicolari che, incrociate ad angolo retto, formarono la piazza centrale attorno alla quale sorsero i principali edifici pubblici.

Il complesso termale vero e proprio, articolato in quattro successivi terrazzamenti, ha inizio dalla via che ricalca il tracciato della Salaria romana.

I resti monumentali visibili sono riferibili al secondo terrazzo, oggetto sia di rinvenimenti, sia di vere e proprie campagne di scavo e restauro succedutesi dal 1969 al 1986.

Al centro è stata scoperta, anche se solo parzialmente, una grande piscina (m 60 x m 24): si tratta con molta probabilità della natatio, accessibile da ripide scalette poste simmetricamente sui lati lunghi. Lo scavo ha portato alla luce uno spesso strato di deposito calcareo, mentre non sussistono elementi pertinenti alla pavimentazione della vasca che, data la natura della sorgente, doveva essere utilizzata a scopo terapeutico. Sui lati sono presenti diversi ambienti articolati con un fronte composito di cui attualmente sono conservati solo i lati nord ed est, le cui strutture raggiungono i m 5 di altezza. Sulla facciata settentrionale, lunga m 76,9 si aprono alternativamente nicchie rettangolari e semicircolari disposte ai lati di un ambiente a pianta rettangolare e con abside sul lato di fondo, il punto focale dell’articolazione della parete.

La facciata orientale conserva grandi ambienti rettangolari alternati a piccole absidi e, nell’angolo nord est, la scala di accesso al piano superiore, che su questo lato si articolava con un portico-terrazza di cui restano i pilastri e parte della pavimentazione in mosaico. Lo scavo ha permesso di recuperare nel corridoio materiale decorativo quale: mosaico, intonaco dipinto, cornici marmoree ecc., mentre della vasca provengono ceramiche di vari periodi.

Le indagini ad oggi effettuate, limitate rispetto alla notevole estensione delle terme, non permettono di comprendere appieno il funzionamento e l’articolazione strutturale dell’impianto. La tecnica costruttiva utilizzata, opera incerta con ammorsature in blocchetti, consente di datare la costruzione tra la seconda metà del II sec. a.C. e la prima metà del I sec. a.C., anche se assai probabile una frequentazione in epoca precedente, come indicato da alcune strutture scoperte nell’angolo nord-ovest e da rari frammenti ceramici. Dalla Tabula Peutigeriana apprendiamo che l’impianto era ancora in funzione almeno sino al IV sec. d.C., mentre la presenza, nell’ambiente ad ovest del ninfeo, di sepolture riferibili al V-VI sec. d.C. indica un abbandono almeno parziale del complesso.

Come testimoniato dalla ceramica rinvenuta nell’area della piscina e nel cosiddetto mulino, il sito fu frequentato, non sappiamo se ancora a scopi termali, sino al XII sec. Questa tesi è avvalorata dalla Chiesa di Santa Maria di Cesoni, attestata nel XII sec., ma la cui fondazione deve risalire ad epoca più antica come indicano le strutture romane riconducibili, sembra, all’impianto termale e riutilizzate nelle murature. Materiale archeologico proveniente dalle terme è stato usato anche per la costruzione della Chiesa di S. Vittorino, dedicata nel 1613, ora completamente allagata per la presenza di una sorgente d’acqua.

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